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Risoluzione in Commissione sul landgrabbing

Risoluzione in Commissione sul landgrabbing

Con grande soddisfazione questa mattina in Commissione abbiamo votato la risoluzione Spadoni sul ‪‎landgrabbing‬. Nel metodo, ho promosso e sostenuto un lavoro congiunto con la relatrice del M5S per arrivare ad un testo condiviso. Nel merito, invece: proteggere donne, piccoli agricoltori e popolazioni indigene dal l’accaparramento di terre da parte delle multinazionali non può che

Con grande soddisfazione questa mattina in Commissione abbiamo votato la risoluzione Spadoni sul ‪‎landgrabbing‬. Nel metodo, ho promosso e sostenuto un lavoro congiunto con la relatrice del M5S per arrivare ad un testo condiviso. Nel merito, invece: proteggere donne, piccoli agricoltori e popolazioni indigene dal l’accaparramento di terre da parte delle multinazionali non può che renderci orgogliosi.

Dis seguito il testo:

Le Commissioni III e X

premesso che:

nei Paesi in via di sviluppo, dal 2001, circa 227 milioni di ettari di terre sono state vendute o affittate a investitori internazionali;

secondo le ricerche effettuate dalla Land Matrix Partnership, la maggior parte di queste acquisizioni di terreni è avvenuto negli ultimi due anni e l’incremento recente degli accordi di acquisizione delle terre può essere spiegata a seguito della crisi dei prezzi alimentari del biennio 2007/8, dopo il quale investitori e governi hanno ricominciato a interessarsi all’agricoltura dopo decadi di indifferenza;

questo interesse nasconderebbe cause importanti: le terre acquisite sono destinate alla produzione di cibo per l’esportazione o di biocarburanti. In questi e molti altri casi si può parlare di «accaparramento di terre» o land grabbing;

la definizione più citata di land grabbing è quella che emerge dalla Dichiarazione di Tirana, siglata da governi, organizzazioni internazionali e gruppi della società civile che hanno preso parte a una grande conferenza sulle regolamentazioni dei diritti fondiari nel maggio del 2011: «acquisizioni o concessioni di terra … (i) in violazione di diritti umani, in particolare i pari diritti delle donne; (ii) non basate sul consenso libero, preventivo e informato di chi utilizza quella terra; (iii) non basate su una valutazione rigorosa, o che non tengono conto degli impatti sociali, economici e ambientali, inclusa la loro dimensione di genere; (iv) non basate su contratti trasparenti che specificano impegni chiari e vincolanti sulle attività, i posti di lavoro e la condivisione dei benefici; (iv) non basate su una pianificazione efficace e democratica, su una supervisione indipendente e su una partecipazione significativa di tutti gli attori»;

nel 2012 è stata lanciata la Nuova alleanza per la sicurezza alimentare e la nutrizione (New alliance for food security and nutrition) dal presidente Obama e dal gruppo G8 a Camp David, dopo anni di sottoinvestimento in agricoltura per la sicurezza alimentare globale, promessa in occasione della riunione del G8 del 2009 tenutosi a L’Aquila;

la Nuova Alleanza è un insieme di accordi che nasce per dare alle grandi società un ruolo chiave nello sviluppo agricolo in Africa e che richiede ai governi partecipanti di dare incentivi al settore agroalimentare, ampliando l’accesso delle imprese a terra, acqua, lavoro e mercati, con lo scopo prioritario di estinguere la fame per 50 milioni di persone entro il 2020;

per milioni di persone che vivono nei paesi più poveri del mondo, l’accesso alla terra non è una questione di ricchezza, ma di sopravvivenza, di identità culturale e appartenenza sociale: 1,4 miliardi di persone guadagnano meno di 1,25 dollari al giorno e la maggior parte vive nelle aree rurali e dipende per la propria sussistenza in larga misura dall’agricoltura, mentre si stima che 2,5 miliardi di persone siano impiegate a tempo pieno o parziale nell’agricoltura su piccola scala;

gli impegni all’interno della Nuova Alleanza coinvolgono leader africani, partner del settore privato e governi dei membri del G8. Finora Tanzania, Mozambico, Ghana, Etiopia, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Malawi, Nigeria e Benin hanno firmato alcuni accordi;

in queste zone, le imprese sono incoraggiate dai governi dei Paesi partner (host states) e dai donatori a stabilire le proprie attività attraverso una serie di incentivi fiscali, normativi e fondiari, così come attraverso nuove infrastrutture;

in aggiunta alle attività bilaterali, i governi stanno finanziando accordi in terra su larga scala attraverso il supporto fornito alle banche multilaterali e alle istituzioni finanziarie di sviluppo, come ad esempio la Banca mondiale, la Banca europea degli investimenti (BEI), la Banca interamericana di sviluppo (BID), la Banca asiatica di sviluppo (BAS) e la Banca africana di sviluppo (African Development Bank – AfDB). Queste istituzioni agiscono come investitori di riferimento in una serie di fondi internazionali e giocano un ruolo chiave nel rendere possibili gli accaparramenti di terra da parte del capitale privato;

i Governi locali stanno facilitando gli investimenti agricoli attraverso l’acquisizione di terra da parte di imprese multinazionali per sostenere l’espansione della produzione industriale di cibo, fibre e biocarburante, attraverso quattro modalità: vendite dirette di terra e accordi di locazione a lungo termine; politiche pubbliche che incentivano accordi commerciali in terra collegati a strategie di sviluppo agricolo; sostegno ad accordi commerciali su larga scala da parte di istituzioni finanziarie multilaterali appoggiate dai governi; accordi condotti da imprese finanziate con fondi pubblici di investimento agricolo;

le più grandi delle 180 aziende coinvolte sono: Yara (concime), Dupont, Syngenta, Monsanto (semi e prodotti chimici), AGCO (trattori), Bunge, Cargill, Diageo, Louis Dreyfus, Kraft e Unilever (materie prime agricole);

ad avviso dei firmatari del presente atto, tali investimenti aumentano il rischio del cosiddetto land grabbing;

secondo i dati raccolti attraverso il Land Matrix i principali Paesi di origine degli investimenti internazionali in terra sono gli Stati Uniti (7,09 milioni di ettari) seguiti dalla Malesia (3,35 milioni di ettari), dagli Emirati Arabi Uniti (2,82 milioni di ettari), dal Regno Unito (2,96 milioni di ettari), dall’India (1,99 milioni di ettari), da Singapore (1,88 milioni di ettari), dai Paesi Bassi (1,68 milioni di ettari), dall’Arabia Saudita (1,57 milioni di ettari), dal Brasile (1,37 milioni di ettari) e dalla Cina (1,34 milioni di ettari);

spesso gli investitori e le élite locali coinvolti in accordi fondiari descrivono le aree individuate come terre «vuote», «inutilizzate» o «sottoutilizzate» ma questo appare come un quadro fuorviante della realtà. Gli investitori puntano generalmente ad aree che sono facilmente accessibili, che hanno un alto potenziale e spesso una densità di popolazione considerevole. Degli accordi documentati nel Land Matrix, quasi metà della terra presa in considerazione era già utilizzata per la coltivazione;

le progressive ondate di liberalizzazione commerciale avvenute attraverso le politiche dell’Organizzazione mondiale del commercio e gli accordi commerciali bilaterali e regionali hanno favorito l’ingresso di investitori stranieri nella produzione e nelle esportazioni agricole e il loro accesso alla terra, con un spio sostegno da parte di agenzie multilaterali come l’OCSE, la Banca mondiale e persino la FAO;

uno dei principali problemi che caratterizzano le acquisizioni di terra su larga scala è l’assenza di controllo pubblico: nella maggioranza dei casi documentati, infatti, la mancanza di trasparenza e di accountability indica che le comunità locali non hanno dato il proprio «consenso libero, preventivo e informato» al trasferimento dei titoli di proprietà;

il «consenso libero, preventivo e informato» (FPIC) è un diritto umano internazionale sviluppato inizialmente per proteggere i diritti delle popolazioni indigene ed è il principio secondo il quale una comunità ha il diritto di dare o rifiutare il proprio consenso ai progetti che le vengono proposti e che possono interessare le terre che possiede, occupa o utilizza abitualmente;

l’impatto più immediato associato alle acquisizioni di terra su larga scala è anche la perdita di accesso alla terra e in alcuni casi il trasferimento forzato delle comunità locali: nel suo rapporto 2013, Human Rights Watch denunciava che in Cambogia, ad esempio, la situazione delle violazioni dei diritti umani nel Paese aveva registrato un crollo a seguito del supporto governativo alle acquisizioni di terra, inclusi i trasferimenti forzati e le violenze contro le comunità che cercavano di opporsi all’esproprio delle loro terre ancestrali;

un rapporto pubblicato il 10 gennaio 2014 dal difensore civico del gruppo Banca Mondiale ha criticato la divisione prestiti ai privati della banca, la Società finanziaria internazionale (IFC), sostenendo che non ha rispettato le sue stesse politiche per la protezione delle comunità locali, quando ha investito in un’impresa al centro di un’ondata di violenza e uccisioni in Honduras. Il difensore civico ha concluso che lo staff della IFC non ha adeguatamente valutato e risposto ai rischi di violenza e trasferimenti forzati legati all’investimento, in violazione delle regole stesse dell’organizzazione;

le donne sono i soggetti più vulnerabili agli accaparramenti di terra perché in genere affrontano una discriminazione sistematica in termini di accesso, proprietà e controllo sulla terra e perché spesso non hanno potere e influenza all’interno dei centri decisionali politici ed economici;
anche il nostro Paese è parte di questa rete globale sia attraverso azioni, politiche e incentivi promossi dalle istituzioni pubbliche e private (ministeri, imprese, agenzie, istituti finanziari e altro) sia attraverso gli investimenti diretti per progetti agro-industriali realizzati dalle aziende italiane;

nel Documento di programmazione triennale 2015-2017, approvato con delibera n.2 del CICS dell’11 giugno 2015, l’agricoltura sostenibile e inclusiva e la sicurezza alimentare vengono ribadite come priorità della cooperazione italiana e si sostiene che l’Italia continuerà ad assicurare la propria attiva partecipazione alla definizione della «New alliance to increase food security and nutrition»,

impegnano il Governo:

a) a considerare i futuri termini della partecipazione alle attività della citata Nuova Alleanza, alla luce dei rischi di accaparramento di terra e del mutato quadro di sviluppo con l’adozione dell’Agenda 2030 e, conseguentemente, anche l’evoluzione delle proprie linee guida in materia di cooperazione agricola, continuando a sostenere gli investimenti diretti dei piccoli agricoltori, le donne, e la produzione sostenibile, aumentando le risorse destinate a tali progetti;

b) ad adottare le iniziative necessarie a garantire che la politica di internazionalizzazione delle imprese italiane, attraverso l’utilizzo di risorse finanziarie pubbliche e l’azione diplomatica, non finisca per causare, direttamente o indirettamente, fenomeni di land grabbing, adoperandosi affinché, in tutte le operazioni di sostegno agli investimenti e alle esportazioni, si adotti la Eurodad Responsible Finance Charter 81 e si preveda l’osservanza di linee guida vincolanti ispirate alle direttive volontarie sulla governance responsabile dei regimi fondiari (TGs);

c) a garantire un migliore e trasparente accesso alle informazioni relative ai progetti finanziati e a considerare fra i criteri di accesso alle risorse previste dagli articoli 8 e 27 della legge n. 125/14, l’adesione, da parte delle imprese, alle direttive volontarie sulla governance responsabile dei regimi fondiari, la trasparenza nell’accesso alle informazioni relative ai progetti finanziati, il rispetto del consenso previo, libero e informato delle comunità locali coinvolte nei progetti, la realizzazione di analisi di impatto sociale e ambientale (ESIAs) e di impatto sui diritti umani (HRIAs) preliminari allo sviluppo della proposta di investimento, garantendo la piena partecipazione delle comunità interessate dal progetto, l’adozione di modelli di investimento inclusivi e responsabili, nonché meccanismi periodici e indipendenti di monitoraggio e valutazione di impatto e l’istituzione un proprio meccanismo di accesso ai rimedi (Indipendent Accountability Mechanism – IAM) in caso di violazione dei diritti delle comunità locali;

d) a continuare a dare priorità, nell’ambito delle politiche di cooperazione agricola, sviluppo rurale e sicurezza alimentare, al sostegno per l’implementazione delle direttive volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alla terra, alla pesca e alle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale (TGs – Tenure Guidelines);

e) a promuovere, attraverso le politiche di sviluppo, una gestione e governance della terra, anche nell’ottica della partecipazione al dibattito internazionale, che assicuri il riconoscimento, il rispetto e la protezione dei diritti consuetudinari sulla terra, favorendo politiche di attribuzione e gestione fondiaria equa e responsabile e garantendo anche per le donne diritti e accesso alla terra, sia all’interno di sistemi fondiari formali, sia consuetudinari;

f) ad adoperarsi, nelle opportune sedi europee e a livello nazionale affinché sia promossa la coerenza delle politiche con gli obiettivi di sviluppo, garantendo che politiche settoriali come quelle commerciali, di investimento, agricole, energetiche e climatiche non finiscano per promuovere forme di «accaparramento» di terra;

g) ad adoperarsi affinché nell’ambito del Comitato per la sicurezza alimentare (CFS) sugli investimenti responsabili in agricoltura (Responsible Agricultural Investment – RAI) si proceda rapidamente all’attuazione dei principi già approvati che prevedono il rispetto, da parte degli investitori,dei diritti alla terra legittimi delle donne, dei piccoli agricoltori e delle popolazioni indigene, facendo si che sia riconosciuto il principio del consenso previo, libero e informato per le forme tradizionali di uso della terra e sia prevista l’introduzione di misure atte a proibire le acquisizioni di terra su larga scala, compreso l’accaparramento di acqua e altre risorse naturali;

h) a sostenere con risorse finanziarie adeguate la corretta implementazione delle direttive volontarie sulla governance responsabile dei regimi fondiari (TGs) attraverso il ruolo attivo del Comitato per la sicurezza, alimentare nel monitoraggio e coordinamento di tali iniziative;

i) a sostenere iniziative che consentano ai legittimi utilizzatori della terra e delle risorse, donne soprattutto, di impegnarsi a difendere i propri diritti alla terra, attraverso la partecipazione, in coordinamento con i partner UE, ai lavori del Consiglio per i diritti umani dell’ONU, per l’elaborazione in via consensuale di una dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e di chi lavora nelle aree rurali;

j) ad attivarsi nelle sedi opportune (G7 e Consiglio europeo) affinché le imprese e gli altri attori coinvolti nella Nuova Alleanza rendano pubbliche e accessibili le informazioni rilevanti relative a progetti e investimenti implementati;

k) a far sì che le imprese e gli altri attori coinvolti si adoperino ai fini della circolazione delle informazioni su impatto sociale, ambientale e sui diritti umani degli investimenti.

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