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Lotta all’HIV/AIDS: presentata la mozione in aula

Lotta all’HIV/AIDS: presentata la mozione in aula

Oggi in aula si è tenuta la discussione sulle linee generali delle mozioni relative alle iniziative volte alla prevenzione dell’HIV/AIDS e delle malattie sessualmente trasmissibili. Nella mia mozione ho spiegato come sin dal 1 dicembre 2016, in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, io e il Sen. Mandelli abbiamo presentato, in una conferenza stampa promossa dalla Fondazione Onlus

Oggi in aula si è tenuta la discussione sulle linee generali delle mozioni relative alle iniziative volte alla prevenzione dell’HIV/AIDS e delle malattie sessualmente trasmissibili. Nella mia mozione ho spiegato come sin dal 1 dicembre 2016, in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, io e il Sen. Mandelli abbiamo presentato, in una conferenza stampa promossa dalla Fondazione Onlus The Bridge, il lancio dei test per l’autodiagnosi dell’Hiv, richiedibili senza alcuna necessità di ricetta medica, per le persone maggiorenni. L’auto test rappresenta uno strumento utile per far emergere il sommerso delle diagnosi tardive, come sottolineato dalla stessa Oms, che ne raccomanda l’uso. L’obiettivo è di rendere consapevole del loro stato il 90% di tutte le persone con Hiv entro il 2020, mentre purtroppo al momento in Italia solo il 43%delle persone è consapevole che per la cura efficace dell’infezione da Hiv, bisogna dunque agire il prima possibile. Dopo aver elencato dei dati, provenienti dal Piano Nazionale HIV AIDS 2017-2019, ho chiesto al Governo di impegnarsi a provvedere alla concreta attuazione del nuovo piano nazionale, di finanziare iniziative volte alla prevenzione, informazione e ricerca, e infine di inserire la lotta all’HIV nei programmi di studio, cercando di coinvolgere attivamente le fasce di popolazione più a rischio.

Sotto trovate il testo integrale della mozione, oltre al video della discussione in aula

La Camera, 
premesso che: 
Il 1 dicembre 2016, in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, io e il Sen. Mandelli abbiamo presentato, in una conferenza stampa promossa dalla Fondazione Onlus The Bridge, il lancio dei test per l’autodiagnosi dell’Hiv, richiedibili senza alcuna necessità di ricetta medica, per le persone maggiorenni. L’auto test rappresenta uno strumento utile per far emergere il sommerso delle diagnosi tardive, che portano in Italia a stimare tra le 6.500 e le 18.000 persone sieropositive non diagnosticate. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di raccomandare l’uso dell’auto test per l’Hiv, definendolo un modo innovativo per raggiungere più persone e contribuendo a realizzare l’obiettivo mondiale, lanciato nel 2014, di rendere consapevole del loro stato il 90 per cento di tutte le persone con Hiv entro il 2020. In Italia purtroppo solo il 43 per cento delle persone è consapevole che per la cura efficace dell’infezione da Hiv, bisogna agire prima possibile;

 

 

nel 2015 sono state segnalate 3.444 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a un’incidenza di 5,7 nuovi casi di infezione da Hiv ogni 100.000 residenti. Questa incidenza pone l’Italia al tredicesimo posto tra le nazioni dell’Unione Europea, mentre le regioni con l’incidenza più alta sono state il Lazio, la Lombardia, la Liguria e l’Emilia-Romagna. Le persone che hanno scoperto di avere l’Hiv nel 2015 erano maschi nel 77,4 per cento dei casi. L’età mediana era di 39 anni per i maschi e di 36 anni per le femmine. L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni (15,4 nuovi casi ogni 100.000 residenti);

 

riguardo alle modalità di trasmissione, diminuisce ulteriormente la proporzione di consumatori di sostanze per via iniettiva (3,22 per cento), mentre aumentano i casi attribuibili a trasmissione sessuale: nel 2015 i casi attribuiti a trasmissione eterosessuale sono stati il 44,9 per cento e quelli attribuiti a trasmissione tra uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini 40,7 per cento. Nel 2015, il 32,4 per cento delle persone con una nuova diagnosi di infezione da HIV aveva eseguito il test Hiv per la presenza di sintomi HIV-correlati, il 27,6 per cento in seguito a un comportamento a rischio non specificato e il 13,2 per cento nel corso di accertamenti per un’altra patologia;

 

sempre nel 2015 sono stati segnalati 789 casi di Aids conclamato, pari a un’incidenza di 1,4 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza di Aids è in lieve costante diminuzione negli ultimi tre anni, tuttavia nell’ultimo decennio è aumentata la proporzione delle persone che hanno scoperto di avere l’Hiv nei mesi precedenti la diagnosi di Aids, passando dal 20,5 per cento del 2006 al 74,5 per cento del 2015. Crea allarme soprattutto il fatto che ben il 50 per cento dei nuovi casi di Aids era costituito da persone che non sapevano di avere l’Hiv;

 

il livello di consapevolezza dei rischi di contagio e la conoscenza dei comportamenti per evitare l’infezione sono drammaticamente bassi in tuta la popolazione ed in particolare nelle persone più giovani;

una recente ricerca condotta a livello nazionale ha evidenziato che adulti e adolescenti sono disinformati o male informati rispetto all’Hiv; a titolo d’esempio, solo il 5,2 per cento dei ragazzi tra 15 e 19 anni sa cosa sia l’intervello finestra, informazione chiave per poter accedere correttamente al test per l’Hiv e, ancora oggi, il 20 per cento delle persone crede che l’Aids sia la malattia dei gay e dei tossicomani;

 

negli ultimi anni, è aumentato il numero delle persone che arrivano allo stadio di Aids conclamato ignorando la propria sieropositività per cui diminuiscono sensibilmente la probabilità di risposta positiva alle cure: l’ultimo dato disponibile indica una proporzione del 67,9 per cento;

 

questi dati mettono in evidenza che l’Hiv non è affatto un problema risolto, come qualche organo di comunicazione ha semplicisticamente riportato e come una lettura superficiale dei dati potrebbe far credere; la malattia, infatti, è ancora presente e fortemente in crescita in alcune specifiche popolazioni; 
sarebbe un grave errore continuare a pensare all’HIV/AIDS come ad una malattia che riguarda solo una parte ristretta della popolazione, come in effetti, in gran parte, è stato in Italia negli anni ’80; 

 

il nostro Paese eccelle nella cura dell’HIV, ma risulta estremamente carente nella prevenzione, sia per l’assenza di azioni informative rivolte alla popolazione, sia per la mancanza di un serio progetto di formazione in materia sanitaria delle giovani generazioni e, in particolare, in materia di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili; 

appare ormai improcrastinabile l’esigenza di intervenire affinché siano programmate e sviluppate serie e concrete iniziative per la prevenzione e la cura efficace dell’HIV nel nostro Paese;

 

come istituzioni dobbiamo lavorare in questa direzione, favorendo azioni efficaci e concrete come queste, parallele alle campagne di sensibilizzazione e prevenzione: solo attraverso la corretta informazione medico-scientifica, e non il passaparola molto spesso impreciso e pressapochista, insieme a strumenti di diagnosi e cura facilmente accessibili a tutti, si può garantire una qualità di vita assolutamente buona e duratura alle persone affette da HIV, smontando il coriaceo pregiudizio che ancora ruota attorno a questa malattia;

 

è necessario, in particolare, sviluppare progetti finalizzati ad approfondire il livello di conoscenza della popolazione per evitare che persone non consapevoli di essere positive all’HIV ritardino involontariamente l’accesso alle cure con gravi rischi per la propria salute,

 

impegna il Governo:

1) a provvedere alla concreta attuazione del nuovo piano nazionale d’intervento contro l’Aids, allo scopo di facilitare l’accesso al test, garantire le cure contro la malattia, anche attraverso i farmaci innovativi, e favorire il mantenimento in terapia dei pazienti;

2) ad assumere iniziative per finanziare specifici interventi pluriennali relativi a prevenzione, informazione e ricerca sull’AIDS;

3) ad assumere iniziative per inserire la lotta all’HIV/AIDS e alle malattie sessualmente trasmissibili nei programmi di studio per le nuove generazioni e sostenere l’informazione e il coinvolgimento attivo delle popolazioni più a rischio. 
(1-01494) 
«Cimbro, Carrozza, Fitzgerald Nissoli, Romanini, Capozzolo, Russo, Campana, Realacci, Venittelli, Garavini, Rostellato, Pinna, Melilla, Mognato». 
(25 gennaio 2017)

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