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Le mie interpellanze urgenti sulla Ex Bonetti di Garbagnate e sull’Abb di Sesto

Le mie interpellanze urgenti sulla Ex Bonetti di Garbagnate e sull’Abb di Sesto

Oggi ho discusso in Aula a Montecitorio due interpellanze urgenti in merito a due importanti aziende del mio territorio: la Ex Cesare Bonetti di Garbagnate Milanese e l’Abb di Sesto San Giovanni. In merito alla prima azienda, la situazione a tratti appare quasi paradossale. I 103 lavoratori della CB International, ex Cesare Bonetti, di Garbagnate Milanese,

Oggi ho discusso in Aula a Montecitorio due interpellanze urgenti in merito a due importanti aziende del mio territorio: la Ex Cesare Bonetti di Garbagnate Milanese e l’Abb di Sesto San Giovanni.

In merito alla prima azienda, la situazione a tratti appare quasi paradossale. I 103 lavoratori della CB International, ex Cesare Bonetti, di Garbagnate Milanese, all’inizio del mese di novembre 2017, sono stati raggiunti dalle lettere di sospensione dal lavoro, nonostante da diversi mesi lavorassero in autogestione per non lasciar morire un’azienda storica e nonostante vi fosse addirittura un portafoglio di ordini di circa 5 milioni di euro.

Prima del fallimento, l’ex Bonetti era l’azienda leader nel settore della produzione di valvole e misuratori magnetici. Queste donne e questi uomini sono ormai costretti a vivere in una situazione di grande difficoltà, poiché con la nuova normativa introdotta dal decreto legislativo n. 148 del 2015, attuativo del cosiddetto Jobs Act, che, all’articolo 4, ha previsto una riduzione del periodo totale di corresponsione degli ammortizzatori sociali, si trovano nella situazione di essere ormai giunti al termine del periodo massimo previsto per la cassa integrazione.

Si è, dunque, venuta a creare una situazione paradossale: i lavoratori saranno costretti a chiedere ai curatori fallimentari di licenziarli il più presto possibile, perché solo in tal modo potranno accedere al minimo sostegno previsto dalla NASPI.

L’ex Cesare Bonetti rappresenta un pezzo della storia industriale d’Italia per quanto riguarda il settore metalmeccanico. I lavoratori, che attualmente si trovano nello stato di sospensione e, dunque, non percepiscono né stipendio né indennità di disoccupazione, hanno acquisito nel corso degli anni un livello di specializzazione e un’esperienza tale che sarebbe davvero un grave errore disperdere.

Proprio per la storia della ex Cesare Bonetti, la vicenda dei 103 lavoratori in cerca di un nuovo acquirente per l’azienda è stata rilanciata a livello nazionale nel corso di una trasmissione televisiva della RAI ed è per questo che noi di Articolo 1-MDP abbiamo chiesto al Governo quali iniziative intendano assumere, per quanto di competenza, al fine di evitare il licenziamento dei lavoratori della CB International e al fine di favorire l’individuazione di una nuova eventuale proprietà in grado di rilanciare l’azienda, tutelando i posti di lavoro.

Ho poi preso atto della risposta della Sottosegretaria al Lavoro, Franca Biondelli, che non ci ha però soddisfatti perché, ancora una volta, siamo di fronte all’ennesima azienda in crisi sul nostro territorio nazionale, di fronte alla quale non resta che sperare che ci sia un intervento in emergenza, senza che, però, si possa rilanciare la produzione di questa azienda.

A noi pare molto strano perché, appunto, di fronte a un portafoglio di ordini circa 5 milioni di euro, non si capisce perché ci siano tutte queste aziende in crisi; anche durante questa trasmissione televisiva gli operai stessi hanno dichiarato di lavorare tuttora, perché è un’azienda che ha le potenzialità per continuare a produrre e, quindi, non si riesce davvero a comprendere il perché di questa decisione.

In merito, invece, alla seconda interpellanza urgente da me presentata, relativa al caso della Abb di Sesto San Giovanni, anche qui la situazione è preoccupante. E’ evidente infatti che manca la visione anche dello sviluppo economico rispetto a un’azienda che, anche in questo caso, gode di ottima salute e per la quale penso che si debba fare molto di più a livello nazionale per evitare che possa essere ceduta. La Abb Italia è un’azienda in salute, come dimostra il fatto che, nel corso dell’anno 2016, ha raccolto ordini per 2,1 miliardi di euro ed il fatturato è stato di 2,2 miliardi di euro, registrando un +3 per cento rispetto al 2015.

La cessione delle attività EPC «Oil & Gas» rischia di mettere in pericolo i posti di lavoro degli attuali dipendenti, se non saranno previste le opportune garanzie e tutele. Inoltre, un’eventuale chiusura degli stabilimenti attualmente attivi presso le sedi di Sesto San Giovanni e Genova a seguito di una delocalizzazione dell’attività produttiva decisa dai nuovi acquirenti, oltre a mettere a rischio i posti di lavoro, potrebbe produrre ripercussioni sull’indotto collegato ai medesimi stabilimenti. Infatti, a fronte della richiesta da parte dei sindacati di conoscere anche un’offerta fatta da un Gruppo industriale italiano per intervenire in questa procedura, la risposta da parte della proprietà è stata che non si conosce l’esistenza di questa ulteriore offerta, che sarebbe, tra l’altro, un’offerta italiana. Ho chiesto dunque al Ministro interpellato se fosse a conoscenza dei quei fatti e quali iniziative intendesse assumere sia per tutelare i lavoratori sia per il rilancio industriale di questa importante azienda, sita a Sesto San Giovanni e a Genova.

Per noi questa deve essere una priorità. Massima disponibilità, ovviamente, a collaborare con altri Paesi rispetto a sviluppi ulteriori di questa azienda, ma, se il tema è cedere un ramo d’azienda per delocalizzare parte della produzione, e quindi per lasciare dei lavoratori senza lavoro, penso che, da questo punto di vista, il Ministero dovrebbe prendere posizione rispetto a questa ipotesi. Se, invece, il tema è quello di cooperare per aumentare la produzione, una produzione che, però, deve rimanere in Italia, ovviamente da parte nostra ci sarà la massima disponibilità ad avviare anche questo percorso di collaborazione.

Noi, come Articolo 1-MDP, continueremo a vigilare, sebbene siamo a fine legislatura, perché davvero non arrivi il regalo di Natale per questi lavoratori e lavoratrici, che stanno aspettando con ansia, e anche con preoccupazione, l’esito delle trattative che ad oggi sono state avviate. L’avere portato questa vicenda all’attenzione dell’Aula e del Ministero ha come obiettivo proprio quello di avviare questa interlocuzione che ad oggi non c’è stata. Noi riteniamo che sia assolutamente una priorità in questo momento; lo dobbiamo fare perché vogliamo che questa produzione resti a Sesto San Giovanni e a Genova per i lavoratori, e quindi le famiglie che sono coinvolte in questo processo.

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