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La vera sfida per le sorti del paese non è alle urne, ma nella governabilità dopo il 4 marzo

La vera sfida per le sorti del paese non è alle urne, ma nella governabilità dopo il 4 marzo

Credo sia utile, a poche settimane dal voto, provare a disegnare lo scenario che avremo di fronte il giorno dopo le elezioni. Appare evidente, infatti, che la legge elettorale voluta e votata da tutte le forze politiche presenti in Parlamento, a eccezione del gruppo Liberi e Uguali e del M5s, molto difficilmente potrà garantire la

Credo sia utile, a poche settimane dal voto, provare a disegnare lo scenario che avremo di fronte il giorno dopo le elezioni. Appare evidente, infatti, che la legge elettorale voluta e votata da tutte le forze politiche presenti in Parlamento, a eccezione del gruppo Liberi e Uguali e del M5s, molto difficilmente potrà garantire la governabilità, e cioè assegnare una maggioranza certa per governare a una coalizione o, a maggior ragione, a un partito.

Il Rosatellum 2.0, oltre a essere una pessima legge per questo motivo, non permette nemmeno agli elettori, con un voto disgiunto, di esprimersi sulla parte maggioritaria per indicare la propria candidata o il proprio candidato sul collegio uninominale e dare il voto ad altro partito o coalizione, esprimendosi sul proporzionale. Al netto del fatto che mi risulta abbastanza evidente l’impossibilità, con questo sistema, di esprimere davvero la volontà dell’elettore (motivo per cui sono abbastanza convinta che ci siano profili d’incostituzionalità, che purtroppo, però, verranno accertati solo dopo), la vera partita si giocherà il 5 di marzo, quando le forze politiche in campo dovranno decidere che cosa fare.

Non è un caso che sia Silvio Berlusconisia Matteo Renzi, in questa prima fase di campagna elettorale, abbiano deciso di attaccare entrambi il M5s, additato come forza antisistema destabilizzante per il paese e per l’Europa. Non è un caso che all’interno della coalizione di centrodestra si sia aperta una spaccatura evidentissima fra Forza Italia, che insiste sulla necessità di far vincere le forze moderate, e la Lega di Matteo Salvini che, al contrario, sta sparando a zero su tante riforme importanti volute dal Partito democratico e innescando, con quest’ultimo, un litigio praticamente quotidiano.

Berlusconi è arrivato persino a dire, prendendo evidentemente le distanze dalla Lega, che “lo Ius Soli è una legge che può essere votata, ma questo non è il momento per farlo”. Per dirla in altre parole, insomma, l’inciucio Renzi-Berlusconi, successivo al voto è abbastanza evidente. Se è vero che nemmeno così potrebbero esserci i numeri, in realtà è l'”inciucio valoriale” a preoccupare di più! Ed è in questa prospettiva che il Pd sta provando in tutti i modi a ridurre il peso di Liberi e Uguali per evitare che il nostro soggetto politico possa impedire una convergenza di forze che si autodefiniscono moderate, ma che in realtà non lo sono, soprattutto nella lotta alle disuguaglianze.

Si può essere, infatti, moderati rispetto alla disoccupazione giovanile? O ai milioni di italiani che non possono curarsi? O a un paese che cresce meno di tutti gli altri paesi europei? In che cosa consiste questa moderazione? Forse la moderazione è rispetto al fatto che non ci sarà uno stravolgimento delle politiche messe in campo in questi ultimi anni…

Perché è normale che ci siano ricchi, che ci siano poveri, è normale che ci sia chi si arricchisce ogni giorno di più. C’è chi è destinato a una vita di sacrifici e sembra normale che chi nasce in una famiglia benestante possa avere una formazione di qualità a tutti i livelli, privilegiando magari quella privata rispetto a quella pubblica. È normale andare dal medico privatamente per chi è ricco e saltare liste d’attesa infinite che invece ci sono nella sanità pubblica.

Ecco, per ridurre questa disuguaglianza evidente e ormai preoccupante che esiste da tempo in Italia e si è aggravata negli ultimi anni, non si può che essere radicali nella proposta politica e nelle scelte di campo che si fanno. Ecco perché, in questo contesto, Liberi e Uguali si pone l’obiettivo di presentarsi come forza di sinistra che vuole combattere la disuguaglianza contro il moderatismo dagli effetti gattopardiani, contro il populismo di chi continua a scatenare guerre fra poveri, teorizzando che esistono poveri di serie A e poveri di serie B, mentre nell’antipolitica trovano terreno fertile, elettoralmente parlando, e proprio per questo sono incapaci di proporre piattaforme politico-programmatiche in grado di risolvere i problemi degli italiani. Anche per queste ragioni Liberi e Uguali, per me, è l’unica vera alternativa alle prossime elezioni.

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