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I miei OdG alla legge contro lo spreco alimentare

I miei OdG alla legge contro lo spreco alimentare

La legge contro lo spreco alimentare, che andrà a favorire il recupero e a raddoppiare la donazione per le eccedenze del cibo, è passata con una larga maggioranza bipartisan; non si può che essere soddisfatti per il raggiungimento di questo importante risultato, di cui è stato sottolineato il forte taglio sociale e la rilevanza etica.

La legge contro lo spreco alimentare, che andrà a favorire il recupero e a raddoppiare la donazione per le eccedenze del cibo, è passata con una larga maggioranza bipartisan; non si può che essere soddisfatti per il raggiungimento di questo importante risultato, di cui è stato sottolineato il forte taglio sociale e la rilevanza etica. Ho voluto integrare i numerosi e vari provvedimenti previsti dal testo attraverso la presentazione assieme all’on. Carra di due Ordini del Giorno, accettati dal Governo, per i quali mi sono avvalsa della collaborazione di Roberto Sensi, di ActionAid Italia. Negli atti, si impegna il Governo a promuovere l’utilizzo dei prodotti alimentari invenduti, attraverso etichettature contenenti specifiche sul tempo utile di consumo; e a valutare la possibilità di redigere un quadro dei Criteri Minimi di base per il Servizio delle Ristorazione Collettiva, in particolare scolastica, in materia di riduzione dello spreco alimentare.

Di seguito i testi:

La Camera, premesso che:
la prevenzione della produzione dei rifiuti è il primo obiettivo previsto dalla Direttiva Europea sui rifiuti, 2008/98/CE;
come dimostrato da una recente indagine di Eurobarometro, la quale ha condotto un’indagine sui temi dello spreco alimentare, il 20 per cento degli italiani confonde l’indicazione della data di scadenza con il termine minimo di conservazione (TMC),
impegna il Governo
a valutare l’opportunità di promuovere l’utilizzo dei prodotti alimentari invenduti all’interno della Grande Distribuzione, prevedendo che sull’etichetta, accanto alla dicitura del tempo minimo di conservazione, siano indicate ulteriori specifiche di «tempo utile di consumo» per quegli alimenti che non perdono le caratteristiche sanitarie di sicurezza, ma solo le caratteristiche organolettiche di colore, sapore, odore, consistenza e che si possono quindi consumare, costituendo un importante supporto al fabbisogno nutritivo delle fasce deboli della popolazione.

La Camera, premesso che:
il testo unificato del progetto di legge 3057 all’articolo 10 sancisce che il Ministero della salute debba disporre entro novanta giorni dalla sua entrata in vigore «le linee di indirizzo rivolte agli enti gestori di mense scolastiche, comunitarie e sociali, al fine di prevenire e ridurre lo spreco connesso alla somministrazione degli alimenti, anche tenendo conto di quanto previsto all’articolo 4, commi da 5 a 5-quinquies, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128»;
nei Criteri Ambientali Minimi premianti, per la concessione di appalti a società di Servizio della Ristorazione Collettiva, elaborati nel quadro del Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi del settore della Pubblica Amministrazione (PANGPP), punto 5.4.3, si fa riferimento alla redistribuzione delle eccedenze di cibo non somministrato ai fini di solidarietà sociale. Eppur tuttavia, non è specificato nulla in termini di Criteri Ambientali Minimi di base in materia di riduzione dello spreco;
sempre nei Criteri Ambientali Minimi con riferimento «le condizioni di esecuzione del contratto» per la concessione di appalti a società di Servizio della Ristorazione Collettiva, punto 5.5.1, si fa riferimento alla redazione di un rapporto semestrale, da parte dell’aggiudicatario, comprensivo di elenco «di tipi, quantità dei prodotti alimentari, metodi di produzione ed origine dei prodotti acquistati per la commessa con documentazione allegata […] e quantità approssimativa dei prodotti alimentari non consumati nel corso del periodo e le misure intraprese per ridurre tali quantità»; Eppur tuttavia, nell’«Indagine Ristorazione 2012 Stato di applicazione dei Criteri Ambientali, Minimi negli appalti pubblici di ristorazione collettiva» si può leggere che: «Criterio invece molto spesso omesso è stato quello relativo alla richiesta di un rapporto sui cibi somministrati e sulla gestione delle eccedenze alimentari da parte della ditta aggiudicataria: in questo caso solo il 9 per cento degli enti ha inserito tale criterio nella propria gara d’appalto»,
impegna il Governo
sulla base del provvedimento in esame e sulla base del PANGPP, a valutare la possibilità di redigere un quadro dei Criteri Minimi di base per il Servizio delle Ristorazione Collettiva (in particolare scolastica) in materia di riduzione dello spreco alimentare, in particolare, mettendo a punto metodologie per il corretto monitoraggio sistematico lungo l’intera filiera della ristorazione, dalla trasformazione al post consumo, al fine di elaborare azioni correttive.

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