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Governo e pensioni. Un passo in avanti, ma non è abbastanza

Governo e pensioni. Un passo in avanti, ma non è abbastanza

Non posso che essere felice per questa prima apertura governativa sul tema della pensioni: l’incontro di ieri tra il ministro Poletti e i rappresentanti di CGIL, CISL e UIL va indubbiamente nella direzione giusta. Nelle cinque cartelle del verbale firmato dalle parti (che potete leggere per intero cliccando qui), sono identificate le future misure che

Non posso che essere felice per questa prima apertura governativa sul tema della pensioni: l’incontro di ieri tra il ministro Poletti e i rappresentanti di CGIL, CISL e UIL va indubbiamente nella direzione giusta. Nelle cinque cartelle del verbale firmato dalle parti (che potete leggere per intero cliccando qui), sono identificate le future misure che dovrebbero essere messe in campo nei prossimi tre anni: tra le altre, l’anticipo pensionistico, l’aumento della quattordicesima per i redditi più bassi, e l’intervento per i lavoratori cosiddetti “precoci”.

Su quest’ultimo tema, in particolare, vorrei soffermarmi: come sapete, l’anno scorso depositati un’interrogazione in merito, sollecitando il Governo a intervenire il più presto possibile in favore di tutti quei lavoratori che, avendo iniziato a lavorare in giovanissima età, avevano già alle spalle più di quarant’anni di contributi; lavoratori che la Fornero aveva ingiustamente penalizzato, ritardandone la pensione in età che i lavori usuranti e gravosi rendevano insostenibile. Il pacchetto di interventi governativi, purtroppo, sembra però prevedere una discriminazione nella vasta platea di questi lavoratori: potranno infatti accedere alla pensione con quota 41 solo i precoci in condizioni disagiate che hanno lavorato almeno 12 mesi, anche non continuativi, prima del compimento dei 19 anni d’età; per gli altri, nulla cambia. Mi associo alle parole di Damiano: l’argomento dovrà essere ancora analizzato e sviluppato con cura.

Nell’attesa questo primo verbale si muti in una concreta iniziativa legislativa, degna di nota è l’impulso dato da Speranza alla questione parallela, ma mai realmente affrontata nel dibattito pubblico, della pensione per i giovani; giovani dei quali nell’incontro romano non si è fatta menzione. La proposta avanzate dal collega è questa (potete trovarla a questo link): una pensione che terrà conto non solo dei periodi in cui il giovane ha lavorato e versato contributi effettivi, ma anche di quelli di disoccupazione involontaria, certificati dai servizi per l’impiego; venendo definita inoltre una pensione contributiva di garanzia, il cui ammontare dipenderà dal numero di anni in cui si è stati attivi e dall’età del ritiro. Se la pensione calcolata con le regole contributive risulterà inferiore rispetto a questa prestazione di garanzia, la pensione contributiva accumulata dal lavoratore verrà integrata fino all’ammontare di quella garantita. Speriamo questa proposta della minoranza PD verrà ascoltata e fatta propria dal Governo: intanto, parleremo di questo e altro alla riunione del 7 ottobre in Largo della Nazareno.

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