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Dichiarazione di voto Articolo 1 su Deliberazione CDM – missione di supporto alla Guardia costiera libica

Dichiarazione di voto Articolo 1  su Deliberazione CDM – missione di supporto alla Guardia costiera libica

Questa mattina si è tenuto in aula il dibattito con relative dichiarazioni di voto rispetto al provvedimento che dovrebbe prevedere, secondo una richiesta scritta pervenuta al Ministero dal leader libico al Serraj,  supporto tecnico-logistico alla Guardia Costiera libica. La discussione oggi affrontata in aula è su un tema assai delicato, che merita attenzione e consapevolezza

Questa mattina si è tenuto in aula il dibattito con relative dichiarazioni di voto rispetto al provvedimento che dovrebbe prevedere, secondo una richiesta scritta pervenuta al Ministero dal leader libico al Serraj,  supporto tecnico-logistico alla Guardia Costiera libica. La discussione oggi affrontata in aula è su un tema assai delicato, che merita attenzione e consapevolezza approfondita del quadro complessivo entro il quale si andrebbe ad operare. Non possiamo infatti permetterci più errori, vista la politica fallimentare dell’Occidente nei confronti della crisi delle Primavere Arabe. Non possiamo più permetterci di mancare di lungimiranza. Qui sotto, il video integrale del mio intervento e la trascrizione testuale.

 

 

Presidente, Onorevoli Colleghi,

la discussione che oggi stiamo affrontando in aula costituisce un passaggio fondamentale per la maturazione di una consapevolezza che su un tema così delicato, come quello della Libia, non è affatto una formalità da sbrigare perché l’opinione pubblica ce lo chiede.
In queste ore di discussione e dibattiti serrati in commissione ed oggi, qui, in aula qualcuno ha provato a dire che non si può strumentalizzare l’autorizzazione alla missione militare in Libia (che costituirebbe l’interesse nazionale) per meri fini elettorali e di politica interna. Ebbene, io credo che su questo tema in particolare, sul tema di come ci muoviamo nel mondo per garantire all’umanità tutta di vivere in uno spazio di pace, prosperità e sicurezza in realtà si scontrino con almeno due visioni contrapposte che non sono semplicemente legate a scopi elettorali ma che, invece, affondano le proprie radici in un modo completamente opposto di concepire, appunto, il mondo. C’è chi ritiene che la politica estera possa dare risposte a problemi di politica interna e, semmai, emerge il calcolo propagandistico o la politica della contingenza: agisco in questo modo perché l’opinione pubblica prevalente lo richiede. E, invece, c’è chi ritiene che la politica estera possa e debba avere la visione lungimirante del futuro. Ed è proprio la mancanza di lungimiranza a livello internazionale ed europeo, prima ancora che italiano, che ha provocato una serie di errori ai quali, oggi, con il senno di poi, si tenta di mettere una toppa. Ma quanto può reggere questa politica della contingenza? Lo dico perché, per chi come noi, ma anche come tanti nostri concittadini, ha seguito con attenzione l’evolversi delle Primavere Arabe e la gestione fallimentare dell’Occidente di questa crisi e del suo sviluppo successivo, non può non balzare all’occhio che esistano delle responsabilità precise di una politica della contingenza che, per sua stessa natura ha seguito come elemento discriminante per le scelte da farsi, appunto, il consenso. L’elenco degli errori nella politica euromediterranea sarebbe davvero lungo: dalla politica del disimpegno di Obama alle trattative a livello europeo sulla gestione dell’immigrazione (su cui di recente l’ex Ministra Bonino ha fatto una dichiarazione preoccupante), passando per il bombardamento di Sarkozy in Libia. Passaggi storici, fatti, dati incontrovertibili, dettati, appunto, dalla contingenza. Ecco, perché, allora anche oggi proviamo a dare un contributo alla riflessione generale per provare ad agire in un’ottica lungimirante.
Fatte queste premesse, non possiamo che ritenerci soddisfatti della discussione che si tiene qui in aula sulla missione riguardante la Libia. Del resto, se tutto fosse stato relegato alle commissioni competenti, sarebbe stato un imperdonabile sbaglio in ragione del carattere e dell’importanza di questo nostro confronto e delle scelte che debbono essere compiute.
Gli errori commessi attorno alla vicenda libica in questi anni non consentono più di sbagliare e impongono una nuova consapevolezza sulla necessità di adottare un’azione politica capace di costruire condizioni di stabilità e di pace per questo importante paese nord africano. Come Articolo 1 Mdp possiamo almeno rivendicare di aver messo in evidenza nel passaggio di voto sulle missioni internazionali a Marzo dei rischi che oggi si stanno concretizzando. Lo dico anche per i colleghi del Pd, che spesso ci accusano di “remare contro” semplicemente per partito preso: non votammo le missioni internazionali legate alla Libia perché già allora avevamo messo in guardia da ciò che oggi sta avvenendo. Ed è singolare che, nonostante tutte le rassicurazioni date dalla stessa Ministra Pinotti nelle Commissioni Congiunte di ieri rispetto al blocco navale, nella relazione che oggi stiamo qui discutendo, siano stati recepiti emendamenti di Forza Italia che, al contrario, sollecitano al passaggio alla fase tre di Sofia. Delle due, l’una, o siamo di fronte a un atteggiamento schizofrenico, oppure, ahimé, siamo di fronte a un accordo politico tra Pd e Forza Italia. Ma perché dico ahimé? Perché ancora una volta ci chiediamo quale possa essere il punto di contatto valoriale, politico e culturale tra forze politiche che dovrebbero preoccuparsi del destino di donne, uomini e bambini che si spostano perché disperati e forze che, al contrario, si preoccupano dell’opinione pubblica prevalente. È evidente che, ancora una volta in Libia si sta giocando una partita geopolitica che va oltre l’intervento in quanto tale. Tanti gli interessi in gioco, anche economici, e tanti i motivi che hanno spinto il Governo a prendere questa decisione. Motivi che possono essere del tutto legittimi e fondati. Ma oggi noi siamo qui, a livello parlamentare, e già lo abbiamo fatto nelle Commissioni Riunite, perché correttamente il passaggio in aula è un’ulteriore garanzia di presa di coscienza, della maturazione di posizioni diverse e della capacità di cambiare, nel caso, la propria posizione iniziale. Bene che oggi il dibattito prosegua, ma rispetto alle tante questioni che abbiamo avuto modo di porre in commissione, vorremmo avere delle risposte chiare, per poter decidere nella piena consapevolezza e il nostro voto.

Lo dico soprattutto al centro destra, che ha caratterizzato le proprie proposte attorno all’idea di operare un blocco navale all’ondata migratoria; proprio loro, che non più tardi di 5 anni fa, si sono accodati alla insensata iniziativa militare, di Sarkozy e di Cameron, che è alla base dei drammatici problemi odierni. Ma intendo dirlo anche al gruppo del Pd, che ha incluso nell’iniziativa della relatrice questa malsana idea del blocco navale nella relazione: un blocco navale nelle condizioni attuali rischia di avere severe conseguenze sul terreno politico, militare e umanitario. Eppure dovremmo essere consapevoli che oggi, per il nostro paese e per la stessa Europa, la Libia è sorgente di alcune minacce davvero gravi: la prima è la crudele “assistenza” che viene portata ai migranti per farli morire in mare o arrivare sulle nostre coste; la seconda riguarda la possibilità che le formazioni dell’Isis cacciate da Sirte trovino la possibilità di ricompattarsi nelle zone desertiche; infine la terza potrebbe essere la conseguenza della rottura tra il Qatar e il Fronte Saudita che può avere ricadute difficili da governare nel già complicato confronto tra Tripoli e Tobruk.

In questo quadro il nostro compito, dunque, non può essere quello di provocare ulteriore animosità, ma quello invece di contribuire a governare il processo di stabilità e di pace chiamando un campo un’azione forte di sostegno da parte dell’Europa e dell’ONU. Dobbiamo evitare di dare la sensazione che il dibattito qui a Roma sia concentrato unicamente sui flussi migratori che dalla Libia si dirigono verso le nostre sponde, senza tenere conto dei pericoli che un’ulteriore destabilizzazione potrebbe comportare sia di aumento esponenziale del rischio terroristico per l’intera regione, sia il danno irreparabile anche per gli interessi del nostro paese. Dunque non è in discussione l’urgenza di agire ma credo che siamo tutti consapevoli che le modalità e la qualità di questo agire è ciò che farà la differenza, non già nel voto che esprimeremo, ma soprattutto per la buona riuscita dell’operazione che il Governo ha posto in essere. Per questo riteniamo che sia importante che nelle risoluzioni che voteremo ci siano alcuni punti fondamentali:
1) La missione in oggetto non deve rappresentare in alcun modo un intervento di terra;
2) La missione non può e non deve considerarsi un blocco navale, nemmeno in prospettiva;
3) E’ necessario prevedere una cabina di regia che possa monitorare da vicino l’evolversi della situazione e che coinvolga maggioranza e opposizione;
4) Si deve operare con forza per la realizzazione non più procastinabile di corridoi umanitari;
5) Questa missione deve porsi anche il tema di che cosa succede un minuto dopo che questi migranti vengono riaccompagnati nel Paese d’origine.

Recepire questi contributi è il segno di serietà politica e della volontà di rendere più forte e protagonista il nostro paese nella dialettica internazionale. Ci attendiamo davvero una nuova consapevolezza da parte del Governo capace di rilanciare un’azione politica rinnovata e chiara che sia in grado di contribuire alla soluzione della difficile e complicata vicenda libica.

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